BASILICA DI SAN FRANCESCO, CHIESA SUPERIORE GIOTTO 1

Durata file audio: 2.53
Italiano Lingua: Italiano

Nel transetto hai visto come dipingeva Cimabue, che illustrò la vita di Cristo e l’Apocalisse. Ha usato immagini drammatiche e visionarie, spesso difficili da capire. Il suo linguaggio pittorico era però troppo lontano dalla realtà per farsi comprendere dalla gente più semplice che avrebbe affollato la chiesa.

Furono chiamati quindi dei pittori più giovani, che stavano creando uno stile più naturale e semplice e conoscevano la tecnica dell’affresco. Finalmente ascolterai Giotto, uno dei più geniali narratori per immagini di tutti i tempi, raccontarti la storia di San Francesco che inizia in fondo alla parete destra, vicino al transetto.

Il primo episodio, “L’omaggio di un semplice”, raffigura un uomo che stende un manto davanti al santo, proprio nella piazza di Assisi di fronte al Tempio di Minerva. Tutto è chiaro, senza bisogno di spiegazioni. Il linguaggio di Giotto è semplice, scorrevole, ricco di riferimenti alla realtà nelle figure umane, nelle pose, nelle espressioni, ma anche nella descrizione dell’ambiente in cui si muovono: la città di Assisi, i suoi palazzi visibili nei particolari essenziali. Sono edifici contemporanei a Giotto, come contemporanei sono i personaggi rappresentati. Solo le colonne del tempio non sono sei come nella realtà: Giotto ne dipinse una in meno per non soffocare lo spazio centrale.

Proseguendo trovi “Il dono del mantello”:….che differenza col dipinto simile di Simone Martini della Chiesa inferiore! Tutto sembra accadere naturalmente e non ci sono raffinatezze ornamentali (ricordi la criniera del cavallo?). Le linee dei monti convergono sulla testa del santo, per indicare che è lui il centro della storia.

Nel successivo affresco intitolato “Rinuncia ai beni” osserva come Giotto ha separato Francesco con la chiesa e i sacerdoti, dal padre con il palazzo e i borghesi. Nello spazio vuoto al centro, le mani giunte del Santo sottolineano l’importanza della preghiera.

L’affresco intitolato “Cacciata dei diavoli da Arezzo” ha lo stesso schema: la chiesa sembra caricare il santo di energia, poi liberata nel gesto della cacciata.

 

CURIOSITÀ: Giotto fu anche uomo arguto. Si narra che, mentre era nella bottega di Cimabue, abbia dipinto una mosca sul naso di una figura del maestro e che Cimabue si accorse della beffa solo dopo aver cercato di scacciarla con la mano.

 

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