GALLERIE DELL'ACCADEMIA, CONVITO IN CASA DI LEVI

Durata file audio: 2.35
Autore: STEFANO ZUFFI E DAVIDE TORTORELLA
Italiano Lingua: Italiano

Sei adesso nella più grande sala delle Gallerie, che fu realizzata all’inizio dell’800 e che ospita tele di dimensioni imponenti, autentiche glorie della pittura veneziana del Rinascimento. Mettiti comodo, perché trascorrerai qui momenti indimenticabili, immerso nell’oceano di colore dei più grandi maestri di Venezia.

La composizione più grandiosa, al centro, è questo sontuoso banchetto che ti viene imbandito dal grande Paolo Veronese in persona. L’immensa tela era originariamente destinata al refettorio del convento domenicano di San Zanipolo, e il soggetto, non certo insolito per un luogo dove i frati consumavano i pasti, è quello dell’ultima Cena.

Il quadro fu dipinto per sostituire un precedente lavoro di Tiziano, che era bruciato in un incendio quando il convento era stato adibito a deposito di polvere da sparo e attrezzature militari, all’epoca della battaglia di Lepanto.

Veronese inquadra la scena in un contesto architettonico: le tre grandi arcate ispirate allo stile classico delle architetture di Palladio ti fanno sentire come uno spettatore davanti al palcoscenico di un dramma teatrale. Oltre a Cristo e agli Apostoli, nel vastissimo dipinto circola un'autentica folla di personaggi in abiti contemporanei e atteggiamenti disinvolti. Molte di queste comparse sembrano del tutto indifferenti all'episodio sacro.

Ai nostri occhi è un capolavoro: ma ha causato grossi problemi al suo autore. Il Tribunale dell'Inquisizione, che aveva sede proprio nel convento domenicano per il quale era stato dipinto, fu indignato da questa impostazione. Il pittore venne accusato di avere oltraggiato il senso religioso della scena e fu rinviato a giudizio.

Gli atti del processo sono celebri. Di fronte alle insistenti domande dei giudici sul rispetto della sobrietà e della riconoscibilità del soggetto, il pittore difende con candore ma anche con decisione la propria libertà di artista, esprimendosi un po’ in dialetto e un po’ in uno stentato italiano burocratico. All’accusa di aver inserito troppe figure Veronese rispose che il quadro era grande e c’era posto per tutti, e poi aggiunse: “Noi pittori ci pigliamo le licenze che si pigliano i poeti e i matti”.

 

CURIOSITÀ: Vuoi sapere come andò a finire il processo? Veronese, sostanzialmente, ha vinto, e dovette fare solo modifiche minime. L'opera però dovette cambiare titolo, come puoi vedere in primo piano: non più L’Ultima Cena ma Il convito a casa di Levi, cioè l’episodio del Vangelo della conversione di san Matteo.

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