GALLERIE DELL'ACCADEMIA, LA TEMPESTA - GIORGIONE

Durata file audio: 2.15
Autore: STEFANO ZUFFI E DAVIDE TORTORELLA
Italiano Lingua: Italiano

La cosiddetta “Tempesta” di Giorgione da Castelfranco, uno dei massimi geni della pittura veneta del ‘500, è anche un capolavoro fra i più misteriosi. Non ti capiterà spesso di trovarti davanti un quadro in cui è perfino difficile capire quale sia il soggetto: già gli antichi commentatori non sapevano come definirlo, limitandosi a parlare di “un paesaggio con una zingara”. Le analisi radiografiche, rivelando la presenza di altre figure poi cancellate da Giorgione, hanno ulteriormente infittito il mistero.

La scena fu dipinta nei primi anni del ’500 ed è segnata dalla presenza vitale della natura: anche se nel quadro puoi distinguere due personaggi, il paesaggio non è affatto un semplice sfondo, ma anzi assume un ruolo di protagonista. Si tratta di un caso molto raro nella pittura rinascimentale, che probabilmente ti farà pensare a un movimento artistico sviluppatosi in realtà tre secoli dopo: l’impressionismo. La paziente e intensa stesura pittorica a leggerissimi strati di colore sovrapposti crea un’atmosfera di grande emozione, di profonda inquietudine.

Come ti dicevo, pochi dipinti del Rinascimento hanno suscitato tante discussioni tra gli studiosi per capirne il senso. Le più recenti teorie vedono nel giovane uomo vestito e nella donna seminuda che allatta un bambino Adamo ed Eva scacciati dall’Eden, ma al di là delle ipotesi, l’elemento che ti rimane più impresso è l’insolito paesaggio temporalesco, squarciato dal lampo sullo sfondo. Il fenomeno meteorologico partecipa all’azione: la terra, l’aria, la luce gli alberi le case formano un insieme unitario, e la luce del lampo accentua un senso di sospensione e di mistero.

 

CURIOSITÀ: La figura di Giorgione è enigmatica, anche per il ridotto numero di opere del pittore, che ebbe una morte precocissima durante l’epidemia di peste del 1510. In casi del genere, gli oggetti appartenuti agli appestati, compresi i dipinti rimasti nella bottega, venivano dati alle fiamme. Quelli di Giorgione si salvarono grazie all’intervento di alcuni allievi, tra cui il giovane Tiziano, che dichiararono di essere loro gli autori delle tele.

 

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