SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO, SALONE SUPERIORE

Durata file audio: 2.29
Autore: STEFANO ZUFFI E DAVIDE TORTORELLA
Italiano Lingua: Italiano

Adesso ti trovi nello spettacolare salone in cui si svolgevano le riunioni del consiglio della Scuola. È uno degli ambienti rinascimentali più sfarzosi della città: lungo più di 43 metri, largo 17 e alto quasi 10. Ha una struttura limpida e ariosa, scandita dalle belle finestre a doppio arco, e un pavimento bellissimo; sul fondo, dietro a una balaustra, puoi ammirare un imponente altare marmoreo. I fanali che vedi ai lati venivano portati in processione nelle occasioni solenni. Ma naturalmente il salone è legato alle tele di Tintoretto, che torna a lavorare nella Scuola di San Rocco una decina d’anni dopo avere decorato la Sala che hai appena visto.

Innanzitutto ti suggerisco un piccolo trucco: per osservare le opere sul soffitto portati dietro uno specchietto, se no rischi il torcicollo! Tieni presente che le tele del soffitto sono dedicate a episodi dell’Antico Testamento, e quelle sulle pareti, tutte quadrate, a episodi del Vangelo. Sono più di trenta opere, senza contare gli inserti minori, dipinte nel giro di cinque anni: davvero un superlavoro per Tintoretto e la sua bottega, se pensi che nello stesso periodo erano anche impegnati nella decorazione di Palazzo Ducale! Se poi vuoi vedere com’era Tintoretto a quell’epoca, vai a vedere l’autoritratto, dalla posa molto devota, che ha lasciato alla Scuola.

Come avrai notato, queste tele sono accomunate da una grande vivacità di movimenti e da uno straordinario virtuosismo di inquadrature e prospettive. Il tema principale, l’aiuto che Dio offre ai fedeli, è raffigurato in tre immense tele sul soffitto, ciascuna di circa 25 metri quadrati. I soggetti sono tratti dal libro biblico dell’Esodo, che racconta il viaggio del popolo di Israele al seguito di Mosè.

 

CURIOSITÀ: Se ti chiedi perché il palazzo che stai visitando sia stato dedicato proprio a San Rocco, devi sapere che il santo, vissuto in Francia all'inizio del '300, si dedicò in vita all'assistenza degli ammalati, e fu proprio esercitando quest'attività che a Piacenza si ammalò di peste bubbonica. Allora si ritirò in un bosco in compagnia del suo cane fedele, che quotidianamente gli portava il cibo necessario, e qui fu curato da un angelo. Per questo, da allora, diventò il protettore degli appestati.

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