PRADO, FRANCISCO GOYA

Durata file audio: 2.49
Autore: STEFANO ZUFFI E DAVIDE TORTORELLA
Italiano Lingua: Italiano

In un’intera sezione del Prado all’estremità della galleria principale, distribuita dal secondo piano al pian terreno, hai l’occasione di familiarizzare con le opere di Francisco Goya, il più grande pittore spagnolo ed europeo a cavallo tra il ‘700 e l’800. Parti dalla galleria principale del museo, al primo piano, dove puoi ammirare il grande ritratto della famiglia reale dipinta dall’estroso artista. Segui con un po’ di pazienza le indicazioni, e arrivi alle sale, distribuite su più piani, che contengono decine di tele risalenti a tutti i decenni dell’attività del longevo pittore.

Ti presento Francisco Goya: adolescente irrequieto e originale, bocciato due volte alla Real Academia di Bellas Artes di Madrid, amante delle belle donne, appassionato di caccia e di corride. La sua evoluzione artistica lo porta dalle raffinate scene aristocratiche rococò fino alle più amare riflessioni sul genere umano.

Le sue opere più serene sono quelle realizzate come modelli per gli arazzi: attimi sorridenti di vita quotidiana, nella luce splendente del grande ’700 europeo. Ti segnalo Il parasole verde, vertice della pittura giovanile di Goya.

Il suo successo lo porta a diventare il pittore di riferimento del re: conosce il lusso ma anche le meschinità della corte. Verso la fine del ’700 ha un forte legame (forse anche amoroso) con la bella duchessa d’Alba. Suscitano scandalo i suoi due ritratti di una ragazza (“maja”) distesa, prima vestita e poi nuda, perché si crede che la modella sia la bella duchessa: la Maja vestida e la Maja desnuda. In realtà è più probabile che la modella fosse una certa Pepita Tudó, amante del potente Manuel Godoy, per il quale le tele furono eseguite. I due quadri si ispirano alla tradizione delle “Veneri” distese del Rinascimento italiano, ma con un lampo di malizia e di vitalità del tutto nuovo.

Con l’andare del tempo però ti accorgi che i personaggi di Goya perdono la vivacità dei colori e l’apparenza sicura dei primi anni e cominciano a comparire in spazi vuoti, in una immobilità allucinata. Il senso di solitudine e di isolamento è accresciuto dalla malattia che aveva reso il pittore quasi sordo. 

 

CURIOSITÀ: Goya era un cacciatore appassionato, e amava moltissimo i cani, fedeli compagni. Al contrario, detestava i gatti, che secondo lui erano un’incarnazione del demonio. Fra le tele giovanili, cerca Riña de gatos/Gatti che litigano: è uno dei dipinti più divertenti di tutto il Prado!

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