PRADO, RITRATTO DI CARLO V - TIZIANO

Durata file audio: 2.50
Autore: STEFANO ZUFFI E DAVIDE TORTORELLA
Italiano Lingua: Italiano

Se sei un fan di Tiziano, ho una bella notizia per te: al Prado trovi una collezione di ben venticinque dipinti del genio veneziano, che era il pittore prediletto dell’imperatore Carlo V. Questa incomparabile raccolta è il cuore della vastissima sezione dedicata alla pittura italiana all’interno del Prado.

Ti suggerisco di cominciare dal grande Ritratto di Carlo V a cavallo in cui vedi l’imperatore alla battaglia di Mühlberg, dove sconfisse i principi tedeschi che avevano aderito alla Riforma e formato la Lega di Smalcalda. Qui Tiziano offre un esempio insuperato per tutti i ritratti equestri dipinti nei secoli successivi: da Rubens a Van Dyck, da Rembrandt a Velazquez, da David a Manet.

Carlo V aveva chiamato Tiziano accanto a sé ad Augusta nel 1548, all’inizio delle trattative per la pace dopo la fine vittoriosa della lunga guerra. Per darti un’idea dell’ammirazione dell’imperatore per Tiziano, pensa che gli aveva riservato un appartamento adiacente al suo, con possibilità di accesso diretto.

Il dipinto ti presenta l’imperatore da solo. Dovrebbe essere la celebrazione di una vittoria militare al comando di un grande esercito, eppure non vedi altra presenza umana. Chiuso nella corazza scintillante, indifferente alle scrollate del cavallo irrequieto, Carlo V è un eroe solitario, in un paesaggio che si perde nell’orizzonte lontano. Quasi a contraddire la retorica ufficiale, che parlava di un “impero sul quale non tramonta mai il sole”, Tiziano lo mette sullo sfondo di un tramonto.

Nell’espressione dell’imperatore puoi però riconoscere una volontà di ferro, che poi era l’unica virtù di cui Carlo V andava fiero; e a questo tramonto si contrappone la prospettiva di una fama storica intramontabile. Tiziano conosceva intimamente l’animo dell’imperatore, grazie alla loro profonda amicizia, e ce lo raffigura qui con tutta la sua sensibilità di ritrattista.

Purtroppo nel ‘700 la tela fu danneggiata in un incendio che ne modificò in parte la gamma dei colori, comunque ancora ben leggibili e potenti.

 

CURIOSITÀ: Quando lo scrittore Pietro Aretino, esperto conoscitore delle corti, seppe che il suo amico Tiziano avrebbe dovuto dipingere il ritratto dell’imperatore a cavallo, gli mandò subito una lettera di suggerimenti: il ritratto avrebbe dovuto essere accompagnato da figure simboliche come la Fama che suona la tromba o la Vittoria che porge una corona d’alloro. Per fortuna, Tiziano non gli diede ascolto, scegliendo invece di mettere in evidenza la profonda solitudine del condottiero vittorioso.

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