ACCADEMIA CARRARA, SALA 21 E SALA 23

Durata file audio: 2.56
Italiano Lingua: Italiano

La sala 21 è dedicata alla ritrattistica del più importante pittore bergamasco, Vittore Ghislandi, meglio noto come Fra’ Galgario, ovvero frate Galgario: nel 1675 l’artista entrò infatti appena ventenne nell’Ordine dei Frati minimi di Venezia. Puoi vedere il pittore nel suo notissimo Autoritratto del 1732, dove l’anziano artista con indosso il saio da frate, si ritrae mentre dipinge un fanciullo.

 

Passa ora al “Ritratto del conte Giovanni Secco Suardo col servitore”:

 

I ritratti di Fra’ Galgario sono caratterizzati da una profonda penetrazione della psicologia dei personaggi. Come noterai il conte è colto in modo informale, senza la tipica enorme parrucca, con la camicia slacciata, accompagnato dal servo che, con l’espressione allusiva e furba, quasi gli ruba la scena.
Puoi notare le doti di ritrattista psicologico di Fra’ Galgario anche nel “Ritratto di Bertrama Daina de' Valsecchi”, dove dipinge sia la sontuosità delle vesti e dei gioielli sia l’invecchiamento del volto della donna dovuto all’età, senza nascondere nulla.

 

Ora metti in pausa, goditi gli altri dipinti della sala e di quella seguente e poi riavvia nella sala 23.

 

In questa sala noterai numerosi dipinti di strumenti musicali poggiati su un tavolo. Sono opera di Evaristo Baschenis, bergamasco, uno dei maggiori pittori italiani del seicento e considerato l’inventore della natura morta di soggetto musicale. Nelle sue immagini di immobilità e assoluto silenzio, sembra che il fatale scorrere del tempo sia scandito soltanto dalla polvere sugli oggetti.

 

Prima di uscire soffermati ad ammirare il “Canal Grande da palazzo Balbi”, un capolavoro del 1728 del celebre paesaggista veneziano Antonio Canal detto Canaletto. Il pittore registra con meticolosa esattezza la realtà topografica di Venezia usando una luce netta e precisa studiata in modo da rendere tutti i dettagli chiari e luminosi. 

 

Curiosità: Canaletto si serviva spesso di una camera oscura, una sorta di antenato della macchina fotografica. Il pittore si metteva un telo sulla testa per isolarsi dalla luce e ricalcare le linee degli edifici proiettate su un foglio attraverso una lente inserita in una scatola su un treppiede. I disegni venivano così trasferiti sulla tela.

 

Finisce qui la nostra visita dell’Accademia Carrara: MyWoWo ti ringrazia e ti dà appuntamento ad un’altra meraviglia del mondo.

 

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