ABBAZIA DI SAN PIETRO, PRESENTAZIONE

Durata file audio: 2.45
Italiano Lingua: Italiano

Ciao, sono Alessandro la tua guida personale ed insieme a MyWoWo ti diamo il benvenuto a una delle meraviglie del mondo, l’Abbazia di San Pietro.

L’Abbazia di San Pietro, costruita a metà del Duecento, unisce la forza compatta dello stile romanico e lo slancio e la preziosità di quello gotico.

Se hai già visitato le altre chiese di Assisi qui troverai un’aria familiare: la facciata è divisa in superfici regolari orizzontali e verticali, impreziosite da raffinati rosoni, e nessuna scultura turba la semplicità dell’insieme. Forse noterai che qui manca il timpano triangolare in alto, ma solo perché è caduto durante un terremoto. Ai lati del portale non mancano i leoni che allontanano i malvagi, rappresentati dagli animali che vengono divorati.

L’interno si presenta spoglio, sobrio e solenne, con pilastri rettangolari, ma non fu sempre così. Se ti porti verso l’altare potrai osservare la cupola: la struttura che vedi alla sua sommità si chiama lanternino e serve per dare luce alla cupola e all’altare sottostante. Sulle pareti della cupola un tempo luccicavano brillanti terrecotte smaltate purtroppo oggi scomparse.

Nel Seicento lo spazio interno fu interamente ricoperto di ricche decorazioni barocche, che sono state completamente rimosse nel corso di restauri che volevano riportarla com’era nel medioevo. Ecco perché oggi vedi le pareti nude. Ma saranno state davvero così nel Duecento?

Ti consiglio di visitare i sotterranei dell’abbazia, al cui interno un museo ne racconta la storia. Soffermati negli ambienti un tempo adibiti alla conservazione dei frutti della terra e ricorda che i monaci benedettini seguivano l’antichissima regola di San Benedetto guidato dal motto latino “ora et labora”, che significa “prega e lavora”. Per loro bonificare e lavorare la terra era un compito importante come pregare e ricopiare i libri antichi.

 

Ti saluto con una curiosità: Alla fine dell’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia, molte chiese e conventi divennero proprietà dello Stato. Per i monumenti fu spesso una catastrofe: furono venduti e trasformati o addirittura distrutti. Fortunatamente l’abate del monastero di San Pietro aveva fondato qui la prima Colonia agricola d’Italia, per educare i ragazzi alla vita civile attraverso l’esercizio dell’agricoltura. Grazie a lui la chiesa non fu distrutta e possiamo ammirarla ancora oggi.

 

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