BRERA PINACOTECA, RITROVAMENTO DEL CORPO DI SAN MARCO

Durata file audio: 2.03
Autore: STEFANO ZUFFI E DAVIDE TORTORELLA
Italiano Lingua: Italiano

Ti trovi adesso in uno dei quattro saloni principali di Brera, che sono divisi da coppie di colonne e prendono luce da lucernari rotondi. Questi saloni sono chiamati “napoleonici”, perché risalgono all’epoca in cui fu fondato il museo: e Napoleone è ancora qui presente in carne e... gesso, come puoi vedere dalla statua che gli dedicò il grande scultore italiano Antonio Canova.

Questi saloni ospitano i quadri più grandi del museo, che sono quasi tutti di soggetto religioso, tra cui uno dei più insoliti è Il ritrovamento del corpo di san Marco. Questa vasta tela quadrata faceva parte di un ciclo dipinto nella seconda metà del 500 dal grande pittore veneziano Jacopo Robusti, che fu detto il Tintoretto perché suo padre faceva il tintore di stoffe.

Il quadro ti racconta un episodio a metà tra storia e leggenda. Alcuni veneziani si erano introdotti di notte in una chiesa di Alessandria d’Egitto per cercare le spoglie del santo, rubarle e portarle a Venezia. Alla luce delle torce, i cercatori di reliquie stanno tirando fuori i cadaveri dalle sepolture, quando all’improvviso gli appare il fantasma di San Marco. Il santo lo vedi sulla sinistra, mentre con un gesto imperioso ordina di interrompere le ricerche. Ai suoi piedi, visto di scorcio, c'è un cadavere nudo su un tappeto che ricorda proprio il “Cristo morto” di Mantegna che hai appena visto in un'altra sala.

Le figure monumentali, la prospettiva diagonale, il balenare delle luci nella notte misteriosa fanno di quest’opera una delle più libere e affascinanti invenzioni della pittura veneta del pieno Rinascimento. In primo piano a destra c'è un gruppo di personaggi intorno alla figura di un indemoniato: fanno davvero venire i brividi!

 

CURIOSITÀ: Si racconta che per portare via il corpo di San Marco da Alessandria i due veneziani lo nascosero in una cesta coprendolo con ortaggi e carne di maiale. Fu un’ottima idea, perché quando gli egiziani vollero ispezionare la cesta, rinunciarono a farlo per non toccare la carne di maiale proibita dal Corano.

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